La dieta mediterranea, Patrimonio dell’Umanità.

La dieta mediterranea, Patrimonio dell’Umanità.

20 Aprile 2018 0 Di ecoLogi

“Una tradizione plurimillenaria da proteggere e tramandare, eletta nel 2010 dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità”

La Dieta Mediterranea è l’insieme delle abitudini alimentari dei popoli del bacino del Mediterraneo, l’incontro delle culture di un territorio di più di 2 milioni di Kmq, dal Nord Italia al Marocco, dal Portogallo alla Giordania, che si sono consolidate nei secoli : non solo alimentazione, ma un vero e proprio stile di vita.
Questo insieme di abitudini consiste principalmente nel consumo abbondante di: Pane, Pasta, Verdure, Insalate, Legumi, Frutta, Frutta secca. Inoltre, le caratteristiche della comprendono un consumo moderato di pesce, carne bianca, latticini e uova. Il consumo di carne rossa e vino è limitato rispetto alle diete di altre zone del mondo.
Per garantire l’apporto di grassi, tra i popoli del Mediterraneo è diffuso il consumo di olio d’oliva, che contiene grassi di qualità superiore, meno nocivi di quelli animali, e anzi salutari per l’organismo.
La Dieta Mediterranea presenta le seguenti caratteristiche fondamentali:
– Basso contenuti di acidi grassi saturi
– Ricchezza di carboidrati e fibra
– Alto contenuto di acidi grassi monoinsaturi (derivati principalmente dall’olio d’oliva).

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Sostenibilità

Il modello alimentare mediterraneo oltre ad essere salutare per le persone lo è anche per l’ambiente. Si stima in media che per ottenere 100 calorie, la dieta mediterranea provoca un impatto ambientale di circa il 60 % inferiore rispetto ad una alimentazione di tipo nordeuropeo o nordamericano, basata in misura maggiore su carni e grassi animali, piuttosto che su vegetali e cereali.
Ma il modello alimentare mediterraneo, come già sottolineato dall’UNESCO, va oltre il concetto di cibo. Il termine stesso dieta deriva dal greco antico diaita (stile di vita) proprio ad indicare la valenza sociale e culturale della dieta mediterranea. Considerando gli effetti positivi sulla sfera sociale, economica ed ambientale, si può considerare la dieta mediterranea un modello alimentare sostenibile.

BENEFICI AMBIENTALI
– Impiego risorse naturali. La dieta mediterranea prevede un elevato consumo di cereali, frutta, verdura e legumi, la cui produzione richiede un impiego di risorse naturali (suolo, acqua) e di emissioni di gas serra meno intensivo rispetto ad un modello alimentare basato perlopiù sul consumo di carni e grassi animali.
– Stagionalità. La dieta mediterranea prevede il consumo degli alimenti rispettando la stagionalità degli stessi. Questo si traduce in una riduzione delle coltivazioni in serra e dei relativi impatti ambientali, così come dell’approvvigionamento e dei costi di trasporto da paesi lontani (food miles).
– Biodiversità. La dieta mediterranea rispetta il territorio e la biodiversità, attraverso semine diverse in ogni area e rotazione delle colture, al fine di garantire anche la sicurezza alimentare.
– Frugalità. La dieta mediterranea prevede porzioni moderate e consumo di alimenti integrali e freschi, poco trasformati. Sia le quantità consumate che le minori trasformazioni subite dagli alimenti contribuiscono a ridurre gli impatti ambientali dei comportamenti alimentari.

BENEFICI SOCIALI
– Salute. La dieta mediterranea, insieme all’attività fisica, aiuta a prevenire le malattie cardiovascolari, il diabete e alcuni tipi di tumore (colon retto, mammella, prostata, pancreas, endometrio). Inoltre, l’assunzione di cibi freschi e integrali permette una maggiore disponibilità e utilizzo di micronutrienti e antiossidanti.
– Consapevolezza. La dieta mediterranea promuove una maggiore consapevolezza alimentare e legame col territorio, la conoscenza della stagionalità, biodiversità e naturalità degli alimenti.
– Convivialità. La dieta mediterranea promuove l’interazione sociale, i pasti comuni sono la pietra angolare delle feste e delle nostre tradizioni sociali.
– Identità. La dieta mediterranea è espressione dell’intero sistema storico e culturale del Mediterraneo. È una tradizione alimentare millenaria che si tramanda di generazione in generazione, promuovendo non solo la qualità degli alimenti e la loro caratterizzazione territoriale, ma anche il dialogo tra i popoli.

BENEFICI ECONOMICI
– Spesa sanitaria. Una maggiore aderenza delle abitudini alimentari al modello mediterraneo migliorerebbe lo stato di salute generale della popolazione, che si tradurrebbe in una diminuzione della spesa sanitaria nazionale.
– Spesa delle famiglie. L’aderenza al modello alimentare mediterraneo, privilegiando alimenti di stagione, prevalentemente cereali e vegetali, permetterebbe una diminuzione della spesa alimentare delle famiglie.
– Valorizzazione aziende. La diffusione del modello alimentare mediterraneo si tradurrebbe in un aumento della domanda commerciale dei prodotti naturali (frutta, verdura, cereali, legumi…) e dei loro derivati (olio, vino, pasta, pane…), creando reddito e occupazione per le aziende delle regioni mediterranee.
– Valorizzazione territori. La diffusione del modello alimentare mediterraneo valorizzerebbe l’offerta agro-eno-gastronomica dei nostri territori, contribuendo alla destagionalizzazione dell’offerta turistica.

I simboli della Dieta Mediterranea

Il Convivio Familiare
La preparazione del cibo e la sua consumazione sono considerate come l’elemento cardine della qualità della vita.
Il convivio familiare è espressione della cultura mediterranea in quanto intorno alla tavola si ridefinisce l’identità della famiglia, si intrecciano racconti e memorie. Il pranzo insieme diventa l’occasione per rieducare a un sano comportamento alimentare.
Le Sette Specie del Paradiso
Le sette specie del Paradiso elencate nella Bibbia: frumento, orzo, viti, fichi, melograni, olivi e miele rappresentano l’identità della cultura mediterranea. Allegoria di un mondo migliore la Regione Mediterranea comincia e finisce là dove, spontaneamente, crescono gli ulivi, insieme ad altre coltivazioni tipiche di questi luoghi, come i cereali e la vigna. Frumento, olivo e vigna sono una triade alimentare con un alto valore simbolico e religioso. Sono le piante della civiltà mediterranea, una cultura dalle influenze più varie e differenti, dove tutto ciò che mette radici cresce con nuovo vigore.
Una biodiversità che arriva da lontano
La maggior parte dei prodotti considerati mediterranei sono infatti frutto di migrazioni, come le melanzane, introdotte dagli Arabi nel Medioevo o come arance, limoni, mandorle, melograno e fico provenienti dalla Cina, dall’India e dall’Asia Minore. Stessa cosa per le spezie e le piante aromatiche, la cui origine è l’Estremo-Oriente: arrivarono in Occidente mediante il commercio con gli Arabi.
Nel Rinascimento poi si aggiunse un secondo grande apporto: i prodotti provenienti dal cosidetto « Nuovo Mondo », tra i quali il pomodoro e la patata risaltano per importanza e diffusione.

La Dieta Mediterranea Patrimonio dell’Umanità
“…La Dieta Mediterranea merita di essere considerata sempre più come uno strumento politico per un nuovo modello di sviluppo socio-economico per la Regione Mediterraneo: visto la sua nuova dimensione strategica per l’agricoltura, la pesca, l’ambiente, la sicurezza alimentare, la nutrizione, lo sviluppo sostenibile, i rischi ambientali ed i cambiamenti climatici. Il suo modello di gestione del territorio – a bassa impronta ecologica – ci interroga sulle responsabilità socio-economiche, culturali e ambientali e sull’azione politica comune in questa regione strategica del mondo. Per poter ripartire proprio dal Mediterraneo – epicentro del disordine internazionale – e poter ricostruire un avvenire comune. Per un nuovo modello di società globale: per una riconciliazione tra il Nord e il Sud dell’Europa, del Mediterraneo e del Mondo…”