La mobilità dolce.

La mobilità dolce.

24 Aprile 2018 0 Di ecoLogi

Al termine mobilità si fa riferimento per indicare tutto ciò che è relativo ai movimenti nel territorio di persone e merci, con qualsiasi mezzo di trasporto si verifichino.

L’organizzazione attuale dei trasporti è caratterizzata dalla predominanza del traffico su strada, con l’uso principalmente di mezzi privati, con conseguenti effetti negativi sia sul piano economico che ambientale e sociale: congestione delle città, disagi e difficoltà per ciclisti e pedoni, rischi di incidenti (a cui sono connessi costi economici e sociali), inquinamento acustico e atmosferico, consumo di fonti energetiche non rinnovabili, sottrazione di suolo. Per cercare di risolvere o mitigare questi impatti sono stati introdotti modelli di mobilità sostenibile ispirati al principio “dell’uso efficiente del territorio e delle risorse naturali finalizzate a garantire il rispetto e l’integrità dell’ambiente”.
Si parla perciò di mobilità pedonale e ciclabile, presentate con diversi termini tra cui mobilità dolce, mobilità soft o traffico lento.
Negli ultimi anni ci sono state numerose iniziative volte a contrastare la diffusione delle auto in favore di una mobilità più sostenibile a partire dal 1995 con la Carta di Aalborg che promuoveva questa mobilità, privilegiando gli spostamenti a piedi e in bici inserendola tra i principi chiave per un nuovo orientamento dello sviluppo urbano, sviluppata solamente attuata nel 2004 quando sono stati approvati gli Aalborg Commitments ovvero gli impegni presi dalle varie amministrazioni europee riguardo a questo tema.

Parlare di “mobilità dolce” equivale a promuovere il piacere del viaggio a bassa velocità e la mobilità attiva, integrando percorsi ciclabili, reti di cammini, greenways, ferrovie turistiche, linee ferroviarie locali.  Contemporaneamente, l’obiettivo di questi progetti è anche il riutilizzo e la qualificazione del  patrimonio esistente attraverso il trasporto collettivo: una rete dolce, semplice utilizzabile da parte di tutti.
Il traffico slow quindi, può esprimersi attraverso piste e percorsi ciclabili, percorsi pedonali e attraverso la moderazione del traffico (ztl, isole ambientali), un turismo compatibile con il territorio e accessibile a tutti, senza ostacoli di carattere economico, strutturale, sociale e culturale il tutto accompagnato da una giusta informazione e divulgazione del vantaggio che una mobilità alternativa può offrire.

Tra gli altri modelli di mobilità, il più immediato è senza dubbio il turismo in bicicletta: visto semplicemente come attività di svago e tempo libero, in pochi lo considerano un vero e proprio mezzo di trasporto.
Il cicloturismo è difatti un fenomeno relativamente recente per il quale non ci sono definizioni specifiche se non quella della F.I.A.B. (Federazione Italiana Amici della Bicicletta onlus) che lo descrive come una “forma di turismo e/o di viaggio che usa la bicicletta come mezzo di trasporto”.
La bici inoltre racchiude, al contrario dei mezzi di trasporto motorizzati che hanno un effetto dannoso per i territori, tutte le caratteristiche della sostenibilità essendo un mezzo ecologico che non produce inquinamento.

Il ciclo-turismo rappresenta un vero e proprio nuovo modo di viaggiare, rimanendo vicini ai temi dello sviluppo locale, del rispetto dell’ambiente e delle tradizioni. Offre un contatto diretto con l’ambiente circostante permettendo di “vivere” l’esperienza lungo nuove tratte, valorizzando le aree attraversate, anche quelle che risultano marginali rispetto ai grandi flussi turistici di massa, con percorsi a basso livello di traffico e interesse paesaggistico. Si utilizza la bicicletta come il principale modo di trasporto nell’attività ricreativa e a questa attività possono avvicinarsi tutti; c’è chi lo legge in chiave sportiva, chi lo vede come un’avventura, una vacanza, un modo alternativo per viaggiare o semplicemente per ritrovare il contatto con la natura accompagnato dal desiderio di assaporare le eccellenze del paniere alimentare del territorio.

Ma perché muoversi con mezzi alternativi alle auto?

L’uso della bicicletta, ad esempio, non provoca nessun tipo di emissione e il fatto di associare a questa l’uso dei mezzi pubblici nel caso di lunghe tratte, agevola i turisti provenienti da luoghi lontani o che incontrano degli ostacoli nel loro percorso.
Il treno, il traghetto, l’autobus o l’aereo hanno un impatto minore rispetto alle automobili e promuovere questa soluzione potrebbe essere un modo per convincere i turisti e i cittadini a non spostare le proprie vetture per andare da un luogo all’altro. I vantaggi, sono notevoli perché questa soluzione permette di stare in forma usando la bicicletta, di ridurre i costi personali e ovviamente di ridurre anche l’inquinamento.

Per quanto riguarda i percorsi per andare in bicicletta e praticare il cicloturismo (o muoversi su di un percorso) è necessario che siano presenti delle strade di qualità che garantiscano la sicurezza dei fruitori. Dovrà quindi essere presente una buona segnaletica, il percorso dovrà avere pendenze e salite non troppo impegnative e, nel caso ve ne siano, dovranno essere segnalate.
Per creare dei nuovi percorsi, inoltre, non è necessario che siano costruite piste ex novo ma, poiché un aspetto importante è anche la conservazione del territorio, è possibile recuperare e adattare la viabilità potenziale o dismessa, come argini di fiumi, ferrovie o strade vicinali.
Lo stesso vale per la creazione di mappe e carte stradali adeguate al turismo che devono essere di facile reperibilità.
Molto importante per un territorio è anche la presenza di una buona estensione di ciclovie e itinerari adatti anche alle famiglie con bambini.
L’offerta di una buona rete ciclabile-pedonale e le infrastrutture connesse è sicuramente un vantaggio per promuovere, dal punto di vista turistico, un territorio. Una maggiore offerta difatti permette  di acquisire maggiore interesse turistico, e può fornire un ulteriore servizio al turista stesso, dando risalto alle potenzialità del territorio.

Esempi virtuosi li troviamo in Svezia, dove girare in bicicletta è molto comodo (in particolare la città di Malmö ha investito molto nella mobilità sostenibile, definendo 470 km di pista ciclabile ottenendo che il 30% dell’intera mobilità e il 40% degli spostamenti per lavoro siano su due ruote) a San Francisco, città attraversata da una fitta rete di bike lanes (piste ciclabili) che consentono di raggiungere ogni parte della città attraverso percorsi studiati per rendere meno faticoso il tragitto, Berlino con più di 900 km di piste ciclabili ma soprattutto Copenaghen, dove la circolazione a pedali negli ultimi vent’anni è cresciuta del 68% per merito di una politica sostenibile e delle piste ciclabili monitorate direttamente dai cittadini.