Oggi vi portiamo..a Portland!

Oggi vi portiamo..a Portland!

6 Luglio 2018 0 Di ecoLogi

Pioniera dello sviluppo sostenibile, “città delle rose” e della cultura.. cosi è conosciuta Portland, la città più grande dell’Oregon.

Il punto di non-ritorno della città venne toccato attorno agli anni ’70, quando, a causa di un velocissimo e importante sviluppo industriale del settore automobilistico e la frenetica espansione urbana ci si ritrovò con un bilancio economico disastroso: da allora vennero adottate una serie di misure, preventive e di emergenza, per far rinascere la città e il suo paesaggio.

Si partì con una legge sull’uso del suolo pubblico, furono definiti i confini di urbanizzazione cosi da limitare l’espansione del cemento, preservare le zone rurali e forestali e concentrare lo sviluppo urbano nelle sole aree del centro.

Portland è divenuta, così, la “green city” per eccellenza, riconosciuta e apprezzata in tutto il mondo. Costruzioni, trasporti, energia e gestione dei rifiuti sono solo alcuni dei settori in cui la cittadina ha creato dei modelli “verdi”. Circa il 25% degli abitanti si sposta utilizzando i mezzi pubblici, carpooling o  biciclette (attraverso i suoi oltre 400 km di piste ciclabili); circa il 33% dell’energia utilizzata è prodotta da fonti rinnovabili, e molti edifici vantano la certificazione LEED per la sostenibilità ambientale. Il riciclo tocca il 60% dei rifiuti prodotti.

E non solo…Portland, chiamata anche la “Città delle rose”,  è anche un bacino di produzione di verde ornamentale e offre diversi parchi fruibili da cittadini e turisti.

Conta ben 14.973 ettari di spazi verdi, con 288 parchi pubblici. Senza dubbio, il più centrale e famoso è il Washington Park, esteso su 52 ettari, che include l´International Rose Test Garden, il Japanese Garden, l´Oregon Zoo, il Vietnam Veterans Memorial e altre attrazioni.
Washington Park è stato sviluppato lentamente: da un deserto in un luogo di unità, con camminamenti, impianti, prati, siepi tagliate e aiuole fiorite. L’ultima aggiunta importante di terreno fu fatta nel 1922, quando i 160 ettari del “County Poor Farm” furono  trasferiti agli uffici comunali. La metà meridionale della proprietà si sviluppò nel West Hills Golf Course. Il resto fu designato come un arboreto comunale nel 1928.

Una delle zone più visitate del Washington park è il Rose Garden. Si tratta di una vera e propria collezione di oltre diecimila rose, coltivate inizialmente per salvare gli ibridi europei durante la prima Guerra mondiale. Istituito nel 1917, viene visitato da migliaia di persone ogni anno. Più recente la storia del Japanese Garden, realizzato nel 1963 su 5,5 ettari di superficie. Riconosciuto come uno dei migliori esempi di giardini giapponesi al di fuori del sol levante, incarna perfettamente le finalità orientali degli spazi verdi, dove il senso di pace, armonia e tranquillità è prioritario per i fruitori.

Che la concezione verde sia ormai entrata nella vita quotidiana degli abitanti di Portland, lo si capisce anche passeggiando per le zone centrali. Una delle azioni prioritarie del piano di azione climatico, infatti, prevede l’espansione del bosco urbano così da coprire un terzo di Portland, e almeno il 50% della lunghezza del fiume in città, accostando il nuovo verde all’acqua (il Tom McCall Waterfront park, lungo il Willamette river è un esempio concreto). Le azioni intraprese hanno visto la crescita di programmi pubblici e privati per incoraggiare la piantagione, la conservazione e la manutenzione di alberi e arbusti, il controllo invasivo di specie e la rimozione degli ostacoli normativi.  Tutto questo affiancato all’acquisizione, al restauro e alla protezione delle risorse naturali e forestali per ridurre l’effetto “isola di calore urbana”, migliorando la qualità dell’aria e dell’acqua. Il concetto, in definitiva è quello di riconoscere alberi, arbusti, vegetazione e paesaggi naturali come patrimonio pubblico della città e della Contea.  Anche le costruzioni sono state toccate dal modo di pensare “green”, con la valutazione di alternative “verdi” ai progetti di infrastrutture pubbliche.


Sensibilità che si dimostra anche nel dibattito su giustizia sociale ed equità, permettendo alla città di Portland di avere la percentuale più ampia di organizzazioni no-profit rispetto al numero di abitanti: i progetti nascono da iniziative individuali e all’interno di comunità di quartiere come ad esempio dell’Oregon Public House, il primo pub al mondo senza scopo di lucro.


Portland quindi, è riuscita a competere a livello globale senza però perdere di vista quelli che sono i bisogni locali, preoccupandosi di salvaguardare coesione sociale e valorizzando il capitale territoriale.
Può rappresentare quindi un modello di spazio urbano per il futuro. Una città in cui le tecnologie digitali garantiscono ai cittadini l’equità tra centro e periferia e offrono nuove opportunità di business e di soddisfazione dei propri bisogni locali attraverso una progettazione incentrata sul concetto di slow city. Se consideriamo che entro pochi decenni la quasi totalità degli abitanti del Pianeta si concentrerà in zone urbane, Portland può rappresentare un modello a cui ispirarsi di sviluppo urbano sostenibile dal punto di vista sociale, politico ed economico.