Oggi vi portiamo..tra i borghi più belli del Piemonte

Oggi vi portiamo..tra i borghi più belli del Piemonte

3 Agosto 2018 0 Di ecoLogi

Il Piemonte è una regione molto ricca di arte, tesori architettonici e testimonianze storiche e dopo avervi fatto conoscere i borghi più sostenibili, oggi desideriamo accompagnarvi alla scoperta dei borghi più belli e storici, certificati con la “Bandiera arancione”.

ORTO SAN GIULIO
L’antico borgo di Orta San Giulio sorge all’estremità di un promontorio che da oriente si protende verso le acque del Lago d’Orta: un punto strategico ed oggi uno dei palcoscenici ideali da cui ammirare il piccolo specchio d’acqua.

Il comune di Orta San Giulio è diviso in due nuclei abitativi ben distinti, il borgo di Orta che si trova adagiato lungo la sponda orientale del Lago d’Orta e l’Isola di San Giulio, che emerge al centro del lago proprio di fronte al centro del paese.

La sua storia risale al Medioevo, periodo in cui era cinto da mura distruttre agli inizi del ‘300. Scendendo le gradinate che si trovano vicino ai parcheggi ci si immerge direttamente nel cuore di Orta, purtroppo nulla è più visibile dell’originario nucleo fondato dai celti in epoca preromanica lungo le sponde dell’allora Lago Cusio, ma nonostante il centro abitato sia stato riedificato sulle rovine di quell’antico villaggio, tra le sue strade si può ancora cogliere la struttura che gli fu data in periodo medievale, periodo del quale resta ancora qualche edificio.

A poche centinaia di metri da Piazza Motta, cuore del borgo, proprio sulla punta del promontorio, si scorge l’Isola di San Giulio poco distante. Per raggiungerla la navigazione dura pochi minuti, ma avvicinandosi all’isola si percepisce qualcosa di molto suggestivo, una piccola isola ricoperta di case e oggi abitata solo più da una donna e 74 monache di clausura, un luogo molto conosciuto anche per il silenzio che vi regna, oltre che per le leggende che vi trovano dimora. Il grande tesoro dell’isola è la Basilica di San Giulio, abbracciata dalle case tutte intorno, essa racchiude sulle proprie pareti un tesoro inestimabile di affreschi. Opere realizzate intorno al 1300 e 1400, dai colori vividi e dallo stile che mi ricorda quello bizantino. 

La leggenda legata a questo luogo è pregna di mistero, si racconta che Giulio e Giuliano, fratelli, giunsero Gozzano e fossero originari delle isole greche, stabilitisi a Gozzano erano soliti andare al lago e dalle sponde osservavano lo scoglio roccioso e inospitale che fuoriusciva dalle acque.

Pare che esso fosse la tana di un drago, una creatura che abitualmente saziava la propria fame attaccando il bestiame, distruggendo case e raccolti e, talvolta, divorando anche qualche persona.

Giulio, mosso a compassione per le persone vittime di questi attacchi, decise di provare a porre fine a questa situazione, stese il proprio mantello sull’acqua utilizzandolo come zattera e brandendo la propria spada (perché un tempo occorreva difendersi), raggiunse l’isola dove affrontò e sconfisse il drago.

OSTANA
Ostana, per chi non conosce la reale magia della montagna, è un piccolo paese di borgate sparse tutto da scoprire. Si trova in provincia di Cuneo, in una  posizione panoramica che offre una delle più splendide vedute sul gruppo del MonvisoL’architettura che appare agli occhi del visitatore è quella con il legno e la pietra che si fondono insieme per dare vita all’agglomerato di case con tetti di lose, ossia coperte con la pietra naturale.
La località principale è La Villo, dove si trova il Municipio. Qui parte la strada comunale che porta alla borgata Champanho, in un percorso che si snoda tra aceri e frassini e alti muri in pietra a secco. Si arriva a superare le poche case dei Marquét e la strada si inoltra in una faggeta, mantenendo sempre la vista sull’imponente piramide del Monviso. Superati due fiumiciattoli, in un ambiente naturale dominato da piante di maggiociondolo, betulle e larici, si oltrepassano altri piccoli nuclei disabitati, finché si arriva alle due borgate di La Ruà e Miribrart.

Quest’ultima è forse la più caratteristica, con le sue case addossate le une alle altre e gli insediamenti stagionali in quota, chiamati le mèire, con i pascoli sospesi tra rupi e valloni. 

VOGOGNA
Vogogna è un comune che supera di poco i 1700 abitanti situato nella provincia del Verbano Cusio Ossola, immerso nella verdeggiante Val d’Ossola. Parte del suo territorio è compresa nel Parco Nazionale della Val Grande, che ha qui la sua sede ufficiale. Incorniciato da suggestive cime montane, dista solo pochi chilometri dal Lago Maggiore, da Verbania, e può oggi fregiarsi di essere annoverato fra I borghi più belli d’Italia. Vogogna è forse il paese del Parco e dell’intera provincia che meglio ha conservato le tracce del proprio illustre passato, di quando dalla prima metà del XIV secolo divenne per volere dei Visconti il centro amministrativo dell’Ossola inferiore.
L’importanza assunta da Vogogna dopo la scomparsa nel 1328 della vicina Pietrasanta, antico ed importante borgo distrutto da una disastrosa alluvione, è tuttora testimoniata dal Palazzo Pretorio, palazzetto gotico sostenuto da archi acuti poggianti su tozze colonne, edificato nel 1348 e sede fino al 1819 del governo dell’Ossola Inferiore, e dal Castello Visconteo, presidio difensivo militare, ma anche residenza prima dei Visconti e poi dei Borromeo, edificato a ridosso del borgo, lungo l’antica via che dal Pretorio sale alla Rocca. 

CHIANALE
Riparato in una posizione felicissima che lo tiene al sicuro dai pericoli delle valanghe a Chianale si può respirare tutto il magico profumo delle Alpi. Il tocco fiabesco è dato dai larici che riposano nella neve accanto a case riscaldate dai camini. Nella zona vive ancora la cultura provenzale dei trovatori, c’è il bosco dei cimbri più grande d‘Europa. Nel borgo nessuna guerra. La chiesa cattolica e il tempio calvinista si guardavano reciprocamente in pace.

Chianale è una frazione del comune di Pontechianale in provincia di Cuneo. Il paese chiude l’Alta Val Varaita col suo lago circondato da boschi e pinete. Salendo si arriva al bellissimo villaggio di Chianale, tutto in pietra situato a 1.800 metri di altezza che si trova sull’antico Chemin Royal, la strade del sale anche andava dritto verso la Francia. Lungo un’arrampicata ripidissima (che si può compiere soltanto d’estate) si può raggiungere il colle dell’Agnello a 2.748 metri e da giù si raggiunge la regione del Queyras.

È il torrente Varaita a dividere in due agglomerati il borgo di Chianale (collegati tra loro da un ponte in pietra). Il ponte è in corrispondenza di un piccola piazzetta con fontana davanti all’antica chiesa di Sant’Antonio.

Sempre sul Chemin Royal, che poi è l’asse sulla quale il borgo di Chianale si incardina, al numero civico 17 c’è Casa Martinet che poi è tutto ciò che resta nel tempio calvinista. Per buona parte del XVII secolo Chianale fu l’unico borgo della valle dove fosse consentita la libertà di culto (sulla facciata del tempio la bifora con le insegne di Francia e Delfinato).

Quello dell’Alavè (da elvu, nome del pino cembro in lingua d’oc), disteso sulle falde del Monviso è il bosco di cembri più grande delle Alpi (ben 825 ettari ricchi di piante secolari). Si tratta dunque di un bosco antichissimo rimasto quasi miracolosamente intatto. È stato raccontato già da Virgilio delle Eneide (“Monviso ricoperto da foresta di cedri”) e questo dimostra che esisteva già in epoca romana, se ne discute poi negli Statuti piemontesi e in quelli della Castellata, dove vigeva il divieto assoluto di taglio di alberi.

I più longevi hanno circa 400 e 600 anni, uno di questi è posto sulla costa del Monte Cervet, mentre sul versante nord della Cima delle Lobbie esiste un esemplare a 2.950 metri.